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Notizia 29/05/2017

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Notizia 21/02/2017

LA SCIATALGIA O ISCHIALGIA


La sciatica è un sintomo di un altro problema di salute.
Quando si sente parlare di sciatica, spesso viene fraintesa la sua definizione pensandola come una patologia o una condizione medica a se stante.
In realtà la più correttamente chiamata sciatalgia o ischialgia indica un insieme di sintomi che riguardano la zona lombare della schiena e gli arti inferiori, essenzialmente riconducibili ad una infiammazione del nervo sciatico dovuta ad una patologia a monte.
Il nervo sciatico o ischiatico è il nervo più lungo e voluminoso del nostro corpo, prende origine dai rami anteriori delle vertebre da L4 a S3 per innervare quindi i muscoli posteriori della coscia, i muscoli della gamba e quelli del piede.
La sciatalgia altro non è che la manifestazione clinica di una sua lesione o compressione.
Il sintomo principale della sciatica è il forte dolore che si avverte a partire dalla zona lombare (lombalgia) per poi scendere provocando disturbi in alcuni casi fino al piede.
Più precisamente il dolore sciatico in genere colpisce solo un lato del corpo e dalla parte bassa della schiena si irradia sulla parte posteriore, a volte laterale, della coscia, passando per l’anca e arrivando fino a dietro la gamba e a volte al piede.
La sensazione dolorifica può avere diverse manifestazioni e può essere lieve, sorda e costante o bruciante, simile a una scossa elettrica, con fitte pungenti o lancinanti a intermittenza; oltre al dolore possono presentarsi altri disturbi causati dalla sciatalgia come torpore, parestesie, formicolio in particolar modo alle dita del piede o in parte di esso e difficoltà nel controllo del movimenti della gamba.
In alcuni casi i problemi riguardano solo zone più limitate: i sintomi possono manifestarsi per esempio solo nella natica o fermarsi sopra al ginocchio, come in altri casi possono interessare solo il polpaccio e il piede.
Le sensazioni negative sono causate da un’infiammazione del nervo sciatico e i sintomi, che seguono proprio il percorso del suddetto nervo, possono aumentare quando si rimane seduti a lungo o durante movimenti improvvisi come starnuti e colpi di tosse.
In base alle cause che hanno portato ai sintomi della sciatalgia questa può migliorare o peggiorare col riposo, oppure col movimento: quando per esempio la causa scatenante è un’ernia al disco i sintomi diminuiscono con il riposo a letto, tornando a farsi sentire in caso di movimenti bruschi.
Le cause che portano alla sintomatologia della sciatalgia sopra descritta sono diverse, ma quelle più frequenti sono sicuramente l’ernia del disco e la sindrome del piriforme.
Esistono anche cause più rare di sciatalgia come alcune forme di cancro, il diabete e sindrome della cauda equina: in questo caso si tratta di una emergenza neurochirurgica con sintomi precisi come dolore lombare, debolezza arti inferiori, disturbi a livello sessuale e sfinterico.
Riassumiamo qui sotto tutte le principali cause che provocano il tipico dolore sciatico:
ernia del disco
traumi, incidenti, cadute
sindrome del piriforme
artrosi o degenerazione del disco intervertebrale
spondilolistesi
stenosi spinale lombare
gravidanza
lesione o frattura a livello pelvico
sindrome della cauda equina
sindromi metaboliche
tumori che comprimono il nervo sciatico
tumori del nervo stesso
operazioni e iniezioni
Le persone che soffrono di dolore sciatico tendono a mantenere posture antalgiche, che consentono cioè di sentire meno i disturbi e limitando i dolori lancinanti.
Durante la camminata il peso graverà di più e per un tempo maggiore sulla gamba non interessata dai sintomi della sciatica; quest’ultima invece tenderà ad essere tenuta leggermente piegata e accorciata e sarà motivo di una andatura claudicante.
In caso di piegamento sulle gambe il movimento avverrà solo con quella sana, cercando di evitare il piegamento di quella colpita da sciatica in modo da non stirare il nervo e non provare troppo dolore.
Anche da seduta la persona non riuscirà a tenere facilmente una postura corretta: cercherà infatti l’appoggio principalmente su un gluteo con il conseguente irrigidimento asimmetrico della colonna vertebrale e un possibile aumento dei sintomi anche in altre zone del corpo.
Bisogna stare attenti anche all’eventuale atrofia a cui possono andare i muscoli di gambe e schiena; questo punto è molto importante perché pregiudica una corretta guarigione e prolunga di molto il tempo della rieducazione funzionale.
Rivolgersi al medico.
Quando la sciatica compare per la prima volta ed è di lieve entità, quindi con sintomi non molto invalidanti, in genere tende a scomparire da sola dopo un po’ di tempo e con un po’ di pazienza.
Ci sono casi però in cui i dolori e le parestesie tendono a non passare anche dopo i vari tentativi di automedicazione: se si presenta questa occasione e i sintomi tendono a peggiorare con il passare del tempo o perdurano per più di 3-4 settimane, affrettatevi ad andare dal medico per avere una diagnosi sicura.
Il pronto soccorso è una scelta obbligata quando:
il dolore è molto forte e compare improvvisamente
il dolore sciatico si presenta dopo un incidente, una caduta o un trauma
compare incontinenza fecale e/o urinaria
La diagnosi medica di sciatica o sciatalgia viene stilata grazie a una iniziale visita medica con test fisici e muscolari.
Quando la sciatica tende a cronicizzare nel tempo invece che diminuire (in 3-4 settimane) oppure quando la persona è affetta già da qualche altra malattia come un tumore, il medico potrà avvalersi di strumenti diagnostici più avanzati come la radiografia spinale con o senza mezzo di contrasto, la risonanza magnetica nucleare (RMN), tomografia assiale computerizzata (TAC), la mielografia, l’elettromiografia o la neurografia; in alcuni rari casi viene chiesto di eseguire esami ematici come VES e della proteina C reattiva.
Come è facile immaginare la durata della sciatica è sempre variabile da caso a caso.
Le forme acute possono durare fino a poche settimane, ma in alcuni casi il dolore passa col riposo in pochi giorni: in questi casi i deboli sintomi si presentano dopo un movimento brusco, magari in un periodo umido e con temperature fredde.
Purtroppo la maggior parte delle volte il dolore permane diventando di tipo cronico e capace di durare anche anni, con fasi di remissione del dolore alternate a fasi con dolore più acuto.
Nel tempo è possibile che i problemi vengano accusati anche sull’altra gamba, probabilmente per il mantenimento continuativo di una postura scorretta sia in posizione seduta che in piedi o durante una camminata.
In generale il medico sarà propenso a prescrivere come terapia dei rilassanti muscolari, degli antinfiammatori non steroidei (FANS), degli antidolorifici sistemici, dei narcotici o corticosteroidi. Attenzione a non abusarne per non avere problemi con fegato e gastrite; inoltre molti farmaci perdono di efficacia se assunti troppo spesso.
La riabilitazione e l’allenamento funzionale sono fondamentali per migliorare la qualità della vita e tornare a poter eseguire tutti i movimenti che si potevano fare prima della sciatica.
Considerando il fatto che la sciatica non è una patologia, ma una sintomatologia precisa di una patologia, è fondamentale la corretta diagnosi sulla natura dell’agente che provoca l’irritazione del nervo: questo punto è importante da capire perché i trattamenti medici, diagnostici e riabilitativi possono variare da persona a persona in funzione della reale causa che sottostà alla sciatica.
Importante è anche la prevenzione e la postura che si tiene durante la giornata: cercate di stare dritti con la schiena ben appoggiata allo schienale della sedia con i talloni a contatto col terreno e le ginocchia leggermente più alte delle anche; a letto cercate di evitare la posizione prona e prediligete la posizione supina o sul lato (fetale con le ginocchia piegate e con un cuscino in mezzo); possibilmente utilizzate un materasso rigido e magari con tecnologia memory.
Il riposo completo a letto non è raccomandato, ma potrebbe bastare ridurre semplicemente l’attività fisica nei primi giorni per poi riprenderle in seguito. Ciò a cui bisogna prestare molta attenzione sono essenzialmente i movimenti bruschi, e il sollevamento di pesi eccessivi.
Finita la fase acuta e stabilizzata la situazione per evitare recidive bisognerebbe focalizzarsi sull’allenamento degli addominali, della schiena, della respirazione, del pavimento pelvico, della core stability e della flessibilità.
In molti casi un trattamento di Postural Training basato su questi esercizi è un ottimo metodo di prevenzione per il dolore sciatico con cui si possono ottenere risultati sorprendenti.
Negli ultimi anni con l’aumento della sedentarietà e quindi del rimanere in posizione seduta per lunghe ore di lavoro o di studio, sono aumentate le sciatalgie legate a una sofferenza del muscolo piriforme.
I sintomi legati a questa patologia sono leggermente diversi da quelli dovuti a un’ernia del disco e molto più facilmente risolvibili.







Notizia 12/02/2017

TENDINITE CAPO LUNGO DEL BICIPITE


La tendinite del capo lungo del bicipite è una infiammazione, spesso invalidante che coinvolge l’articolazione della spalla con un dolore situato prevalentemente sulla parte anteriore della stessa.
Le sintomatologie legate a questa problematica sono abbastanza definite e facilmente riconoscibili quando non sono presenti altre problematiche alla spalla:
- Limitazione nei movimenti di elevazione dell’articolazione della spalla.
- Dolore acuto a volte invalidante che impedisce l’esecuzione anche di semplici manovre come scrivere, vestirsi o mescolare.
- Dolore che si sente anche alla palpazione del muscolo o del tendine e allo stiramento (stretching).
- Dolore che si irradia anche al ventre muscolare a volte fino al gomito.
- Altre rigidità e limitazioni del movimento della spalla.
- Possibile dolore anche durante la notte con difficoltà a dormire (difficoltà a trovare una posizione comoda per dormire).
- Sensazione di gonfiore, calore, crepitio, scricchiolii o punzecchiatura nella parte anteriore della spalla.
- Debolezza del muscolo dovuto a inutilizzo con conseguente possibile ipotrofia (in fase cronica).
- In caso di lesione totale (non si parla più di tendinite) è possibile vedere la forma a palla del muscolo bicipite (tipo braccio di ferro).
La tendinite del capo lungo del bicipite brachiale è una patologia da non prendere sotto gamba, complessa da trattare nel migliore dei modi.
Vien da sé che al manifestarsi dei primi sintomi convenga consultare un medico o un fisioterapista prima che il problema possa peggiorare, cronicizzare e finire per complicare anche la fase di riabilitazione.
Questa patologia della spalla può avere diverse cause come:
- Una instabilità cronica di dell’articolazione gleno-omerale.
- Una sindrome della cuffia dei rotatori.
- Trauma diretto alla spalla.
- Invecchiamento e usura.
Alcune persone hanno più possibilità di soffrire della tendinite del capo lungo del bicipite brachiale in quanto hanno un maggior numero di fattori di rischio:
- Sollevamento ripetitivo di carichi pesanti.
- Lavori che necessitano del sollevamento di pesi al di sopra della spalla.
- Sport come tennis, squash, pallavolo, nuoto (solo per citarne alcuni).
- Utilizzo di farmaci corticosteroidi e fumo.
La patologia del tendine del capo lungo del bicipite quando parliamo di atleti e sportivi si manifesta con un’incidenza del 55-60%, spesso correlata con un’instabilità di spalla e con una sindrome della cuffia dei rotatori (20-25%).
Quando parliamo di tendinite del capo lungo del bicipite stiamo analizzando una patologia infiammatoria degenerativa, il che comporta una progressione nella degenerazione del tendine stesso a causa dello stimolo negativo protratto nel tempo.
Possiamo quindi trovare diversi gradi di lesione a carico di questo tendine;
Grado 0: tendine normale.
Grado 1: lesione di grado minore con erosione o sfilacciatura che coinvolge meno della metà del diametro del tendine.
Grado 2: lesione di grado severo con erosione o sfilacciatura che coinvolge più della metà del diametro del tendine.
Grado 3: lesione con completa destrutturazione del tendine con probabile presenza di calcificazioni.
Spesso un problema al capo lungo del bicipite brachiale comporta la comparsa di calcificazioni più o meno grandi con tutte le complicazioni del caso.
Il medico e/o il fisioterapista devono prendere molto in considerazione la presenza di calcificazioni e l’eventuale possibilità di un’operazione con l’ortopedico.
Infatti la presenza o meno di calcificazioni può invalidare o rendere molto più difficile la corretta riabilitazione.
Spesso inoltre questa patologia è accompagnata da problematiche relative alla cuffia dei rotatori, in particolare stiamo parlando della tendinite del muscolo sovraspinoso.
Quando si presentano entrambe queste tendiniti della spalla, magari in presenza di una sindrome da impingement, o sindrome da conflitto sub-acromiale, il fisioterapista e il paziente devono svolgere un lavoro ancora più preciso e strutturato, non sempre facile.
Il punto di partenza quando il dolore diventa molto fastidioso, in alcuni casi insopportabile, è cercare di capire con una precisa diagnosi medica, cosa succede all’interno della spalla, attraverso:
- Indagine ispettiva.
- Radiografia (per vedere modificazioni ossee strutturali della spalla).
- Ecografia (per vedere lo stato di muscoli, tendini e articolazioni).
- Tomografia computerizzata.
- Risonanza magnetica senza mezzo di contrasto.
- Risonanza magnetica con mezzo di contrasto intrarticolare.
- Artroscopia (per la porzione sia intra che extra articolare).
Una volta trovata la diagnosi è possibile procedere con la fisioterapia e la riabilitazione.
Lo step fondamentale per questa patologia (come per la tendiniti del sovraspinoso) è la riabilitazione e la fortuna di trovare un fisioterapista esperto nel trattamento delle spalle.
In fase acuta è opportuno l’utilizzo di ghiaccio, per ridurre il grado di infiammazione con un certo periodo di riposo con utilizzo di farmaci alla necessità.
Attenzione però a non rimanere troppo tempo a riposo completo per non perdere troppo tono muscolare e ottenere come risultato una maggiore instabilità dell’articolazione.
In seguito le terapie strumentali come laser e tecar terapia possono trovare la loro utilità.
Sicuramente è molto importante lavorare manualmente (con tecniche di massaggio specifiche) a livello della scapola, dell’articolazione scapolo-omerale e dell’omero per trattare contratture, spesso anche di compenso ed aderenze che possono limitare funzionalmente l’arco di movimento.
Il passaggio alla kinesiterapia vera e propria è probabilmente il punto di snodo più importante che può definire se un intervento riabilitativo è stato efficace oppure no.
La chiave di volta è quindi l’esercizio terapeutico: l’utilizzo di una determinata tipologia di esercizio al momento giusto e di una corretta propedeuticità può portare a un completo recupero come impedirlo in modo più o meno consistente.
Programmare una serie di esercizi specifici risulta fondamentale per ridare una corretta fisiologia alle strutture della spalla.
Durante la riabilitazione possono essere utilizzate molte tipologie di esercizi: stretching, rinforzo muscolare dei muscoli tonici stabilizzatori, esercizi propriocettivi, utilizzo di elastici, esercizi funzionali ecc. solo per citarne alcuni e non sicuramente tutti.
Bisogna però sempre strutturare il programma di esercizi su misura alle capacità e al grado di infiammazione e dolore del paziente, rispettando i suoi tempi e adattando l’intervento di volta in volta.
Può risultare molto utile anche l’applicazione di un kinesio taping a Y per favorire l’azione drenante, antinfiammatoria e deocontratturante o di rinforzo, per favorire la ripresa funzionale dell’articolazione.
Come ultima nota ricordo come siano fondamentali:
- La rieducazione della postura.
- Gli esercizi sulla core stability.
- I lavori sul diaframma e sulla respirazione corretta.
- La valutazione della eventuale presenza di una tendinite del muscolo sovraspinoso.
Punti quest’ultimi spesso tralasciati o dimenticati in molti casi di riabilitazione della tendinite del capo lungo del bicipite brachiale.







Notizia 07/02/2017

MASSA MUSCOLARE E ASSENZA DI MOVIMENTO


Tanto impegno e sudore devi metterci negli allenamenti per far crescere la tua forza e aumentare la massa muscolare, tanto facilmente puoi perdere tutto il lavoro fatto in poco tempo.
Un problema molto noto a chi è stato ingessato almeno una volta nella vita, o a chi ha dovuto portare fasce contenitive o supporti per il mal di schiena, come ad esempio in caso di ernia del disco.
Il nostro corpo risponde agli stimoli che gli vengono dati, creando adattamenti fisiologici ad hoc, questo è il principio su cui si basa anche ogni forma di allenamento.
Più lo sottoponiamo a sforzi intensivi, maggiore sarà la sua risposta per riuscire a sopportare meglio il carico di lavoro durante l’allenamento successivo (attenzione sempre a non esagerare, il nostro corpo ha dei limiti, almeno all’interno della stessa sessione di allenamento).
Il muscolo è quindi una parte viva del nostro corpo capace di modellarsi e adattarsi a una miriade di condizioni nelle quali può trovarsi: aumenta di grandezza quando necessità di sviluppare più forza (allenamento con i pesi ad esempio), di allungarsi in caso di stretching, ma come altro lato della stessa medaglia tende a diminuire la sua sezione trasversa (e quindi diminuire la sua capacità di sviluppare forza) quando non gli vengono più richiesti grossi sforzi muscolari.
Alcuni scienziati si sono accorti di questo (probabilmente vedendo la perdita di alcuni duri mesi di allenamento al rientro da una vacanza) e si sono imposti di quantificare quanta massa e forza muscolare possa andare persa con l’assenza di movimento in termini percentuali e temporali.
La risposta potrebbe sconvolgere i non addetti ai lavori.
Questa nuova ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Rehabilitation Medicine è stata svolta per ottenere dati più precisi riguardo la perdita di massa muscolare dovuta ad immobilità, analizzando in modo quantitativo quanta forza muscolare potenzialmente possiamo perdere durante due settimane di immobilità.
I risultati, come si accennava prima sono abbastanza importanti da far riflettere molte persone e specialmente molti esperti e professionisti del settore riabilitazione e preparazione atletica come fisioterapisti, massoterapisti, laureati in scienze motorie e medici.
Il team di ricerca del Center for Health Aging insieme al dipartimento di scienze biomediche dell’Università di Copenaghen hanno preso in esame 32 soggetti mediamente molto attivi, 17 giovani di 23 anni e 15 anziani di 68, immobilizzandone una gamba per 2 settimane.
La perdita di forza avviene così in modo analogo sia nei giovani che negli anziani, con una percentuale leggermente maggiore nei giovani: Andread Vigelsoe, uno degli autori, sottolinea che stiamo parlando di fino ad un terzo per quest’ultimi, mentre fino ad un quarto nelle persone più su di età.
Questa differenza è data principalmente dal fatto che un giovane ha una sezione muscolare di partenza maggiore: in termini di peso si è riscontrata una media di 485 grammi di muscolo persi contro i 250 grammi di un anziano.
Alla fine delle due settimane è stato tolto il tutore alla gamba ed è cominciato il periodo di riabilitazione.
In riabilitazione è ben noto questo fenomeno per cui l’immobilizzazione di un arto, ma anche del tronco, porta a una graduale perdita di tono e di forza dei muscoli inerenti.
I ricercatori dopo l’immobilizzazione hanno cominciato da subito la riabilitazione facendo eseguire 3-4 sedute la settimana di cyclette per 6 settimane.
Analizzando attraverso biopsia le fibre muscolari e la capillarizzazione prima e dopo l’allenamento si è constatato che il solo allenamento aerobico non è sufficiente a ristabilire lo stesso grado di forza del periodo pre-immobilizzazione.
Fondamentali risultano quindi gli esercizi di potenziamento muscolare, per riuscire ad ottenere un pieno recupero.
Uno degli autori dello studio, Martin Gram, sottolinea come sia facile perdere massa muscolare e come invece ci voglia un periodo di tempo 3 volte maggiore per riuscire a ottenere un pieno recupero della forza.
Questa relazione si conosceva già, ma ora è ufficiale.
Non solo immobilità, ma anche sedentarietà!
Quanto emerso nelle righe precedenti è molto importante in ambito riabilitativo, ma notiamo subito la sua importanza anche parlando di prevenzione: più un muscolo è tonico e ben strutturato minori sono le probabilità di incorrere in un infortunio (ma diminuiscono anche i fattori di rischio dell’osteoporosi ad esempio).
Se però diventiamo persone sedentarie, un po’ troppo pigre e amanti del divano, trascurando la giusta dose di fitness e movimento giornaliero, andremo inesorabilmente e molto più velocemente di quanto possiamo immaginare verso una perdita di forza muscolare, con tutte le conseguenze del caso.
Le problematiche che emergono da questo studio sono ovviamente più evidenti negli anziani, nei quali il decadimento muscolare può compromettere in maniera decisamente maggiore la qualità di vita e lo stato di salute.
Ricordiamoci però ce la sedentarietà procura danni simili, se non uguali, anche nei più giovani e che i tempi di recupero sono sempre 3 volte maggiori rispetto al periodo di inattività.
Prestiamo quindi molta attenzione nel rimanere sempre seduti sul divano o davanti a un computer perché i nostri muscoli possono risentirne in maniera considerevole in poco tempo (causando ad esempio lombalgia) e recuperare la forma fisica potrebbe essere più complicato del previsto.
Ancora davanti al cellulare a leggere questa notizia? Su su muoversi muoversi!







Notizia 03/01/2017

DNA TRAINING


DNA TRAINING
la genetica a supporto del benessere e dello sportivo

Siamo orgogliosi di presentare, per la prima volta in assoluto in un Training Club, la valutazione genetica al fine di rendere davvero personalizzate le proposte di allenamento e nutrizionali.
Un seminario aperto a tutti coloro volessero parteciparvi con relatori di rilievo accademico nazionale.
Mercoledì 18 Gennaio 2017 alle ore 18.00.

RELATORI
Prof. Fabrizio Loreni
- Professore associato di Biologia Molecolare presso Università di Tor Vergata.
- Amministratore Unico di SALUGENE, SPINOFF dell’Università di Tor Vergata per Analisi Genetiche.

Prof.ssa Patrizia Malaspina
- Cofondatrice di SALUGENE SPINOFF dell’Università di Tor Vergata per Analisi Genetiche.

Dott.ssa Bianca Ciminelli
- Cofondatrice di SALUGENE SPINOFF dell’Università di Tor Vergata per Analisi Genetiche.

Dott. Diego Monsignore
- Biologo Nutrizionista.
- Perfezionato in nutrizione pediatrica.
- Componente del Comitato Scientifico e Biologo Nutrizionista di “GNAM GNAM P.E.S.A.”, progetto di Prevenzione, Educazione e Sicurezza Alimentare ai Consumatori cofinanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato per conto della Regione Lazio da Mondoconsumatori, Salvaconsumatori e A DI PROT IT.

Dott. Andrea Iorio
- Genetista di SALUGENE, SPINOFF dell’Università di Tor Vergata per Analisi Genetiche.

Emiliano De Bianchi
- Master Trainer per HeadQuarter Roma.
- Preparatore Sportivo.







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